A causa del maltempo, stanno rallentando e rischiano di interrompersi le consegne di prodotti deperibili, come frutta, verdura, carne, latte e formaggi. Al Centro-Nord, dove le cattive condizioni del fondo stradale hanno bloccato la circolazione di tir e mezzi pesanti, la distribuzione di prodotti agroalimentari agli stabilimenti e ai punti vendita della grande distribuzione è diminuita fino al 40 per cento rispetto al quantitativo medio abituale, che si attesta intorno alle 50 mila tonnellate al giorno in tutt’Italia.
In particolare, l’ondata di gelo che sta accompagnando le intense nevicate -spiega la Cia- ha fatto diventare impraticabili moltissime strade rurali e interpoderali, soprattutto in collina e nelle zone montane, rendendo difficoltosi gli spostamenti di merci dalle imprese agricole e gli stessi approvvigionamenti aziendali, soprattutto quelli mangimistici.
Ora il timore è che l’ondata di freddo polare e la neve investano anche il Sud, dove si colloca il 70 per cento del valore commerciale della produzione ortofrutticola -continua la Cia- gettando completamente nel caos le grandi arterie di comunicazione e i centri logistici più importanti, con conseguenze dirette sui campi.
Gli agricoltori, insomma, rischiano un nuovo salasso. Non solo scontano i danni del blocco degli autotrasportatori, stimati in 100 milioni di euro, ora devono pagare anche gli effetti del maltempo sulla viabilità. Senza dimenticare che con il freddo esplodono le spese per il riscaldamento delle serre (+15 per cento); le produzioni orticole in campo aperto vanno in "tilt" con il pericolo di congelamento e blocco della crescita e -conclude la Cia- al di sotto dei -2° di temperatura media giornaliera cala fino al 20 per cento la resa produttiva degli animali da latte.
Non si può proprio!!!
Non è proprio possibile, si rischia la fine di quel povero asino che, per colpa di un padrone concentrato solo sul risparmio, impegnato ad educarlo a vivere senza mangiare, fini col morire. Questo rischio per l’agricoltura è davvero concreto! Troppo l’aumento del peso fiscale in assenza di qualsiasi crescita - o almeno di non arretramento dei redditi delle aziende agricole - strette fra consumi che non si riprendono e costi di produzione cresciuti in modo esponenziale.
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E' uscito il bollettino N 119 di Flornews
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Emergenza costi gasolio per le aziende agricole. La Regione Liguria chiama nuovamente a raccolta, dopo l’incontro di luglio, i parlamentari per segnalare la drammatica situazione dopo l’ulteriore rincaro del carburante utilizzato per il riscaldamento delle serre. Obiettivo: assumere iniziative per far sì che il governo intervenga in difesa e a tutela delle aziende agricole liguri colpite, sia per il rincaro del gasolio e per gli estimi catastali dei fabbricati rurali.
Pena la sopravvivenza della maggior parte delle aziende agricole liguri floricole e orticole, quelle che producono il basilico e tante altre eccellenze del territorio. Da qui, la lettera inviata oggi dall’assessore all’Agricoltura Giovanni Barbagallo a tutti i parlamentari liguri.
“Costi del gasolio, il provvedimento dell’Imu e quello della rivalutazione degli estimi catastali dei terreni agricoli vanno a colpire pesantemente gli agricoltori.
Sono misure che hanno una incidenza drammatica per le aziende agricole, che già sono oppresse da oneri previdenziali e burocratici pesantissimi. Da anni, peraltro, la questione dei fabbricati rurali si sta trascinando in una condizione di perenne incertezza”, afferma Barbagallo.
Nella lettera si sottolinea come il rincaro del gasolio agricolo negli ultimi anni abbia superato il 130 per cento, passando dallo 0,49 euro del gennaio 2010 agli attuali (rilevazione della prima settimana di gennaio 2012) 1,13 euro. “Un onere gravoso soprattutto per le aziende serricole, che fanno un uso considerevole di carburante per il riscaldamento delle colture, specie durante l’autunno-inverno”, spiega l’assessore ligure. La situazione- si ricorda nella lettera- è cominciata a diventare più difficile dal novembre 2009, quando, su intervento dell’Unione europea, venne abolita l’agevolazione (la cosiddetta “accisa zero”) per l’acquisto del carburante.
Il problema, pur grave, non riguarda solamente le aziende che coltivano in serra, ma anche le altre aziende agricole. I rincari più forti sono stati registrati, comunque, nell’ultimo anno. A inizio 2011 un litro di gasolio agricolo costava 0,70 euro, mentre nel dicembre scorso era arrivato a 1,10, con un incremento del 57,1 per cento.
“Senza un intervento diretto del governo è a rischio la produzione di molte aziende floricole ed orticole. L’arrivo del freddo- aggiunge Barbagallo- oltretutto, farà crescere il ricorso al riscaldamento e quindi e ciò determinerà un incremento di consumi di carburanti e quindi di costi, rendendoci sempre meno competitivi, Problemi che rischiano di creare una situazione senza precedenti”.

E' uscito il bollettino N 118 di Flornews
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Queste le richieste che CIA e CONFAGRICOLTURA della Liguria avanzano alla Regione, chiamata a rimodulare le risorse residue disponibili sul PSR 2007-2013. Di seguito il testo del comunicato stampa del 5 dicembre 2011 firmato dal Presidente Regionale di CIA,Ivano Moscamora e di Confagricoltura, Andrea Mansuino.
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La caccia al cinghiale è stata prorogata fino al 31 gennaio 2012. La decisione è stata presa dall’amministrazione provinciale di Savona per completare l'abbattimento dei capi determinato a fine agosto. Gli ultimi dati riguardanti gli abbattimenti hanno indicato che al 7 dicembre i capi abbattuti sono stati complessivamente 4.745, ovvero meno della metà del numero richiesto per raggiungere una efficace misura di equilibrio tra attività venatoria, conservazione della specie e attività agricole. L’Amministrazione provinciale ha quindi deciso di autorizzare le squadre alla prosecuzione della caccia al cinghiale sino a fine gennaio, momento in cui i cacciatori dovranno raggiungere l'abbattimento di 9.618 esemplari.
Gli agricoltori si uniscono alla protesta contro il declassamento dell'ospedale Santa Maria di Misericordia di Albenga. Dopo la mobilitazione di politici, organizzazioni sindacali, Croce Bianca ed altre associazioni, i rappresentanti della Confederazione Italiana Agricoltori di Savona chiamano a raccolta i propri associati.
Leggi il comunicato stampa della CIA

E' uscito il bollettino N 116 di Flornews

Sono 6,5 milioni gli alberi veri, che quest'anno campeggeranno per le festività natalizie nelle case degli italiani, ma a causa della scarsa disponibilità nei vivai di abeti “naturali”, gli italiani ripiegano sull'albero artificiale, e così per la prima volta nella storia, gli alberi di plastica saranno quasi 6 milioni. Rispetto allo scorso anno le importazioni da Norvegia, Svezia e Finlandia hanno subito una flessione del 30 per cento, mentre il Made in Italy negli ultimi 10 anni è calato del 20 per cento, anche a causa dell’aumento del costo del lavoro e della riduzione dei contributi europei destinati a questa produzione.
Ma l’effetto della crisi si fa sentire anche sulla scelta di taglia e tipo di albero. L’82 per cento si orienta su esemplari economici, spendendo tra i 20 e i 50 euro per i “naturali” e tra i 10 e i 35 per i sintetici. Solo il 12 per cento è disposto a superare i 50 euro per ospitare nel proprio salotto alberi più ingombranti ed evidenti, che superino almeno i 140 centimetri. Mentre a concedersi il lusso di superare i due metri di altezza sono solo il 6 per cento degli italiani, che arrivano a destinare tra i 200 e i 250 euro per quelli di plastica e più di 300 euro per quelli veri.
Riflessioni dopo l'alluvione.
Diventa difficile ascoltare ancora
le litanie che i vari esperti
ci somministrano dopo eventi
come quelli che hanno martoriato
la nostra Regione.
Difficilissimo quando, oltre
alla cose, l'acqua ed il fango si
sono portati via le vite di tante
persone.
La nostra insofferenza cresce
nell'ascoltare chi ci racconta
per l'ennesima volta, che manca
il presidio del territorio,
non ci sono pił gli agricoltori a
mantenere le fasce e a governare
le acque.
Leggi il numero di Dicembre di Terra di Liguria in pdf (1.4 mb)
Innanzitutto devo informarvi che abbiamo avuto la visita del Senatore Efraín Alegre dal Paraguay, grande amico della CIA e di ASES e soprattutto candidato alle prossime elezioni Presidenziali del Paraguay. Sia quando ricopriva la carica di Presidente della Camera e successivamente come Ministro dei Lavori Pubblici (2008/2011) ci ha aiutato non ha parole, come spesso fanno i politici, ma con azioni concrete sia nella realizzazione del progetto di riforma agraria nel Chaco paraguaiano che nel progetto di riforma agraria di Martin Rolon nella Regione di Misiones. Inoltre si è istaurato un rapporto di amicizia col nostro Presidente Politi che spesso ha incontrato in Paraguay. In questo suo viaggio ha voluto approfondire l'esperienza storica della CIA in vista della elaborazione di un futuro programma di governo per il Paraguay soprattutto a favore dei "campesinos".
Nella foto scattata in Paraguay con il nostro Presidente in occasione della inaugurazione di un pozzo artesiano realizzato da ASES a favore di quattro frazioni rurali che finora non avevano acqua potabile. Eccovi due articoli apparsi sulla stampa paraguaiana nei due maggiori giornali (ABC e Ultima Hora) dove viene evidenziato il ruolo della CIA a favore del mondo rurale di quel paese ed uno sul Gazzettino (27.11.2011)
ASES conclude l'anno 2011 con due nuovi progetti: uno in Paraguay e uno in Mozambico. Il progetto in Paraguay si prefigge di creare un vivaio regionale gestito dai contadini locali per produrre piantine per coltivazioni che producano reddito, in particolare frutto della passione e menta. Superata la fase critica dell'autoconsumo familiare ora si passa a coltivazioni per l'agroindustria. ASES ha firmato contratti a nome dei contadini con Frutika (che acquisterà tutta la produzione del frutto della Passione) e con Té Guaranì che farà altrettanto con la produzione della menta. In Mozambico opereremo in appoggio ad un progetto sociosanitario costruendo due infrastrutture in ambiente rurale per ospitare medici e infermieri e daremo vita alla realizzazione di orti comunitari per offrire sicurezza alimentare al personale e ai degenti.
Tutto questo è possibile grazie all'appoggio della CIA che con il 5 x 1000 permette di operare con un profondo legame di solidarietà tra gli agricoltori italiani e quelli che vivono nel sud del mondo.
Norberto Bellini
Vicepresidente ASES
Associazione Solidarietà e Sviluppo
Via Giovanni Durando, 14
30175 Venezia Marghera
Tel-Fax: +39.041.937605
http://www.cia.it/ases/
e-mail: ases@cia.it
c.f. 90026450271
Potere d'acquisto sempre più basso, aziende sull'orlo del precipizio, carrelli della spesa semivuoti. Sono questi gli effetti causati dalla crisi economica mondiale che da anni si è abbattuta anche sull'Italia, e dalla quale sembra non esserci via d'uscita. Un circolo vizioso a cui i nuovi governanti italiani stanno cercando di porre rimedio con nuovi provvedimenti senza però nascondere che per un lungo periodo si dovrà patire ancora un po' di sofferenza.
A pagare le conseguenze di questo momento difficile sono soprattutto le persone con un reddito basso, quindi i pensionati, ma anche i giovani imprenditori che non riescono ad affacciarsi al mercato o le imprese debitrici nei confronti delle banche. Tra le categorie maggiormente esposte alla crisi sono i giovani agricoltori e imprese agricole che quotidianamente devono affrontare numerose difficoltà nella commercializzazione dei prodotti. La dura concorrenza da parte di produttori esteri ha spinto numerosi floricoltori e orticoltori a convertire le proprie produzioni in altre colture, ma nonostante il tentativo di creare un'offerta più variegata la situazione di mercato rimane difficile. Nel frattempo i costi di produzione si moltiplicano nel caso delle coltivazioni in serra, per le quali si aggiunge il “caro” gasolio che rappresenta la più alta percentuale dei costi, e che negli ultimi 10 mesi ha registrato un'impennata di oltre il 10 per cento.
Le imprese che chiudono il bilancio aziendale in perdita, o quasi, sono in continua crescita e a nulla servono i tentativi di innovazione per rilanciare la propria attività. Sono sempre meno, infatti, gli istituto di credito che concedono finanziamenti agricoli a medio e lungo termine per l’acquisto, l'ampliamento o le ristrutturazioni aziendali, per non parlare della concessione dei mutui ai giovani che vogliono affacciarsi al mondo agricolo. Per molte banche, infatti, le nuove imprese rappresentano un'incognita, aziende che non possiedono i requisiti di merito per accedere ai prestiti ed è per questo che preferiscono non dare liquidità.
Ottenere dei finanziamenti è sempre più difficile anche per le imprese solide che non riescono ad attingere al PSR, ormai bloccato da tempo. I fondi del piano regionale 2007-2013 da destinare per gli investimenti nelle aziende agricole e forestali, l'insediamento dei giovani in agricoltura, l'agro-ambiente, la prevenzione degli incendi forestali, l'agriturismo, lo sviluppo delle micro-imprese nelle zone interne, la formazione professionale e la consulenza tecnica per gli agricoltori, sono stati per la maggior parte destinati e quello che rimane per soddisfare tutte le domande è davvero insufficiente. A pagarne le spese sono gli agricoltori che hanno effettuato degli investimenti facendo conto di ottenere tali finanziamenti, e che seppur con tutte le carte in regola non hanno ottenuto il nulla osta per accedere ai fondi e che ora sono esposti con le banche.
E' davvero difficile in questo momento storico trovare delle soluzioni, dovremo impegnarci non solo a denunciare tutte le difficoltà e le incongruenze che creano problemi a volte insormontabili per le aziende, ma anche proporre, seppur parziali, vie alternative.

E' uscito il bollettino N 114 di Flornews
PAC 2014-2020 male la prima.
Meno risorse per
l’agricoltura e per l’Italia.
L’avvio non è dei migliori. La
presentazione della proposta
della Commissione per il prossimo
periodo di programmazione
della PAC fa segnare
una contrazione delle risorse
a favore del nostro Paese
che nel settennato 2014-2020
scenderanno del 23% rispetto
al precedente periodo.
Leggi il numero di Novembre di Terra di Liguria in pdf (2.5 mb)
Maggiore comunicazione delle attività svolte per la valorizzazione dei prodotti locali. E' questo il bilancio dei gruppi di interesse economico della Confederazione Italiana Agricoltori di Savona dopo un anno e mezzo di attività.
“I problemi legati alla floricoltura purtroppo non possono essere risolti da un anno all'altro – dichiara Jochen Mewes -. Siamo stati fermi a lungo ed ora per uscire da questa situazione è necessario il coinvolgimento di tutti. Sono fermamente convinto che con una accurata pianificazione degli obiettivi e con la buona volontà presto si potranno raccogliere i frutti. L'associazione, così come il gruppo nazionale, è operativa, sempre al fianco dei produttori. Le riunioni vengono svolte con regolarità ma i temi da affrontare sono parecchi.
Nonostante le difficoltà economiche delle istituzioni cercheremo di ottenere un confronto con la Regione Liguria per cercare di ottimizzare le risorse rimanenti dal PSR 2007-2013 per aiutare le aziende a modernizzare, razionalizzare e migliorare le strutture operative. I costi per portare avanti un'attività sono molti e sul bilancio di un'azienda incidono pesantemente. Per questo motivo siamo al lavoro per cercare soluzioni per abbattere le spese. Nell'ambito dell'approvvigionamento dell'energia elettrica, ad esempio, stiamo cercando nuove aziende, soprattutto serie, che siano in grado di garantire prezzi agevolati. Per quanto riguarda il marketing, invece, siamo ancora indietro. La presentazione in modo adeguato dei nostri prodotti è una fase fondamentale, ma necessita della sinergia tra produttori commercianti e associazioni, perché i nostri prodotti possono trovare una buona collocazione sul mercato solo grazie ad una stretta collaborazione”.
Mentre i floricoltori cercano di creare una rete per la vendita dei prodotti, gli olivicoltori scendono in piazza cercando di farsi vedere ovunque si presenti l'opportunità per far conoscere la qualità dell'olio della Riviera e per affrontare i problemi che riguardano il settore olivicolo.
“In questo anno e mezzo abbiamo cercato di per far conoscere il nostro prodotto – dichiara Sandro Gagliolo -. Il problema fondamentale è che sull'argomento c'è ancora molta disinformazione, anche in Liguria dove si produce un olio di qualità ineguagliabile. Purtroppo c'è poca divulgazione. Per promuovere un buon prodotto bisogna far conoscere il suo territorio, il metodo di lavorazione e lanciare il messaggio di un forte legame tra il prodotto e la sua zona, un aspetto che al consumatore piace sempre di più. Il turista che viene in Riviera per le ferie, quando acquista una bottiglia di olio, non porta a casa solo una bottiglia, ma anche l'immagine e il ricordo della sua permanenza in Liguria. I problemi legati all'olivicoltura sono molti. Abbandono del territorio e delle istituzioni che non ci riconoscono l'effettivo ruolo che svolgiamo. Per quanto riguarda la commercializzazione stiamo andando nella direzione della vendita diretta, ma i problemi restano, soprattutto con la circolazione di generi che vengono “passati” come locali. Grazie ai nostri tecnici abbiamo sviluppato una serie di progetti per aiutare le aziende a migliorare la qualità olio, tramite la divulgazione di tecniche adeguate di meccanizzazione, concimazione e irrigazione. Per quanto riguarda la Dop, invece, continueremo a batterci affinché alle aziende venga riconosciuta una facilitazione nella compilazione dei moduli”..jpg)
Certamente la crisi dei consumi non può essere affrontata a tavolino, ma l'importante è prenderne visione e cercare di provare ad affrontarla cercando soluzioni che possano contribuire ad un rilancio, così come è successo nel settore vitivinicolo.
“Abbiamo concluso la delicata questione del disciplinare Riviera Ligure di Ponente – dichiara Mirco Mastroianni -. Questo è un aspetto particolarmente positivo perché aveva bisogno di innovarsi ed adeguarsi in base alle esigenze del mercato e dei consumatori.
Partendo dal 2009, poi, abbiamo avuto il nuovo sistema di controlli sulle biopie e quindi sull'IGP. Siamo riusciti ad ottenere una diminuzione dei costi delle certificazioni. L'obiettivo era quello di ottenere uno sconto molto più elevato, ma il risultato ottenuto non è poi così irrisorio. Ma le nostre battaglie non sono giunte al termine. Ci stiamo preparando per affrontare il problema legato allo schedario viticolo per risolvere l'incongruenza tra i dati che risultano ad Agea e quelli in possesso dell'ispettorato agrario della Regione. Una discordanza che potrebbe causare alcuni problemi a molti produttori, ed è per questo che cercheremo di portare questa argomentazione in Regione affinché il Ministero si faccia carico nel trovare una soluzione utile alla prossima stagione”.
Dopo un anno di attività per unire eventi e manifestazioni, i titolari degli agriturismo aspettando la prossima stagione turistica pensano a svernare con nuove iniziative.
“Dopo il successo per la partecipazione ad eventi istituzionali stiamo pensando di organizzare serate a tema direttamente in azienda coinvolgendo anche i produttori di generi che non siamo in grado di produrre autonomamente – dichiara Giampaolo Pisano -. L'obiettivo è quello di organizzare, da gennaio a marzo, serate con cadenze ben precise coinvolgendo anche i produttori di formaggi, miele, vino ed olio in modo da presentare ai nostri clienti tutti quei prodotti che fanno parte della filiera corta che però non sempre sono presenti nelle aziende agrituristiche. In questo modo il consumatore avrà la certezza di gustare ogni prelibatezza prodotta in loco e nel territorio, mentre le aziende avranno l'occasione di trovare nuovi clienti, in un periodo in cui il settore turistico non è del tutto florido. Il problema principale sarà come pubblicizzare questi eventi ma cercheremo degli sponsor che si facciano carico della realizzazione dei manifesti”.
Per far conoscere prodotti ed eventi, anche gli operatori della vendita diretta hanno unito le proprie forze, portando avanti tre importanti obiettivi per la valorizzazione dei prodotti locali e per garantire al consumatore un prodotto di qualità.
“Stiamo lavorando per la realizzazione di una targa identificativa delle aziende da mostrare durante fiere e mercatini per dare maggiore sicurezza sui prodotti proposti – dichiara Ilaria Giuliano -. Per quanto riguarda le manifestazioni stiamo cercando di creare un'organizzazione migliore, con la realizzazione di un calendario di eventi da consegnare alle aziende per una maggiore programmazione che consenta una partecipazione unita e di gruppo. Ma l'obiettivo più importante è quello di trovare a Savona uno spazio dove le aziende possano vendere i propri prodotti. Stiamo lavorando con l'amministrazione comunale affinché i produttori periodicamente riescano a svolgere l’attività senza passare attraverso numerosi canali, e visto che dalla fase di raccolto a quello della vendita passerà soltanto un giorno i consumatori avranno la certezza di acquistare un prodotto sano ma soprattutto fresco”.
Autunno, tempo di castagne. In tutta la Liguria, associazioni ed amministrazioni comunali organizzano le tradizionali castagnate, ma non tutti sanno che questo prelibato frutto è in via di estinzione.
Inquinamento, estati senza pioggia e parassiti mettono a dura prova i nostri boschi e quello che una volta era l'alimento base della cucina più povera, ora sta registrando diminuzioni da record.
A minacciare la produzione di castagne “made in Italy” sono gli effetti devastanti del cinipide galligeno, l'insetto killer che da anni danneggia gravemente i nostri boschi di castagni. E come se non bastasse in agosto e settembre ci si è messa pure la siccità senza precedenti. Un mix micidiale che porterà con tutta probabilità al dimezzamento dei quantitativi prodotti, con punte del 70 e dell’80 per cento.
In Liguria, per contrastare gli effetti dell'ape cinese che distrugge gemme e indebolisce le piante, l'amministrazione regionale, in accordo con il Ministero delle politiche Agricole Alimentari e Forestali, ha già attivato una lotta biologica con un insetto antagonista, ma visto che i risultati della disinfestazione saranno visibili solo tra qualche anno, i danni sui raccolti potrebbero addirittura continuare ad incidere ancora per diverse stagioni. Presto, quindi, gli effetti negativi causati da questo insetto potrebbero ripercuotersi anche su altri prodotti di qualità derivati dal castagno: a cominciare dal miele, fino alla birra e alla farina.
Sul fronte dei prezzi, le prime vendite non fanno registrare grandi novità. Sembra ci si stia fermando un po’ dappertutto sulle cifre dell’anno scorso.
E' uscito il bollettino N 112 di Flornews
La vendemmia è finita. Nel panorama nazionale il caldo eccessivo e siccità sulla vendemmia hanno portato una produzione in calo del 13 per cento rispetto ai volumi dello scorso anno, scendendo al di sotto dei 41 milioni di ettolitri, ma fortunatamente in Liguria non è stata registrata alcuna diminuzione di resa. Le elevate temperature registrate pochi giorni prima della raccolta hanno contribuito alla maturazione delle uve, che quest'anno sono state particolarmete buone e che non hanno subito particolari problemi a causa di parassiti generalmente presenti con un alto tasso di umidità. Qualche piccolo intoppo, invece, è stato regitrato nel levante ligure, dove, a causa di qualche inaspettata grandinata, alcuni viticoltori non ha soddisfatto le proprie aspettative.
Sul fronte della qualità le notizie sono buone. Si registrano infatti molte punte di eccellenza e un incremento medio delle gradazioni, anche se come sempre la situazione è a macchia di leopardo. Ancora troppo presto invece per paragonare la qualità di vino prodotto con quello dello scorso anno.
CHE FESTA A TORINO!
E’ abitudine di questa Confederazione
esprimere giudizi e
valutazioni su chi ha responsabilità
di Governo sulla base
degli atti concreti e null’altro.
Leggi il numero di Ottobre di Terra di Liguria in pdf (3.3 mb)
CIA
Confederazione Italiana Agricoltori
Provincia di Savona CF 80019890096
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