Nelle zone più vocate dell’entroterra di Albenga, lungo quella dolce vallata che partendo da Bastia, sede della nostra Azienda, risale il corso dell’Arroscia, allontanandosi a poco a poco dalla grande Piana ingauna per giungere fino a Ranzo e alle terre alte della provincia di Imperia, si producono grandi uve da sempre. L’uso di pesticidi, di diserbanti e di concimi chimici non fa parte della tradizione locale e noi non abbiamo fatto altro che adeguarci ai costumi del passato.
Coltivare biologico non è una scelta né tecnica né economica: è semplicemente culturale.
La percezione di quanto stavamo facendo, comunicata in maniera semplice e senza orpelli – più che altro con il passaparola – è giunta in breve alle migliori enoteche e ai migliori ristoranti della Liguria ed oltre. Nomi come MaRenè, Aimone, U Bastiò, Bacilò e Gigò, più che i classici Pigato, Vermentino, Rossese, Granaccia, hanno fatto breccia nell’immaginario degli appassionati come sinonimi di qualità e di unitarietà produttiva: i vini, si sa, non nascono per volontà del singolo ma della famiglia tutta. L’ultimo nato, il “Bon in da Bon” (“Buono davvero”), è stato creato con le uve di un cru particolare, raccolte tardivamente e vinificate con le metodologie d’antan.



Dei 14 ettari di proprietà aziendale, una parte, quella pianeggiante, è coltivata a erbe aromatiche, mentre la parte collinare è coltivata a uliveto e vigneto. Le erbe aromatiche, basilico, salvia, rosmarino, alloro, timo, maggiorana, menta, prezzemolo, erba cipollina ed aneto, che esportiamo in tutto il mondo, hanno un che di inconfondibile nei profumi e nella sapidità dei sapori. Gran parte di questi afrori finiscono per comparire, inevitabilmente, anche nei nostri vini.
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